e5584bc02039df88f778a97c6f9ddf15.png

In uscita tra luglio e settembre 2022 il mio secondo disco dedicato integralmente all'autore inglese Benjamin Britten e pubblicato da Aulicus Classics.

Uno dei più importanti compositori di musica vocale del XX secolo, sempre alla ricerca di nuove possibilità sonore e incline a mettere in risalto il più possibile i contrasti che si possono ottenere da diversità timbriche e ritmiche, Britten declina quasi tutta la sua produzione musicale con un’idea di suono fortemente legata al canto e al potenziale espressivo-comunicativo della voce umana.

ELEGY

August 1st 1930 è la data riportata sul manoscritto di questo pezzo. Scritto a matita su un foglio di pentagramma sparso e privo di titolo risale al giorno dopo che Benjamin Britten lasciò la Gresham’s School all’età di 16 anni.  Sul suo diario l’autore scrive che non pensava di dover essere dispiaciuto di andarsene, ma la musica, scritta per sé stesso, esprime con chiarezza la natura più intima dei suoi sentimenti. Ecco che l’editore Faber Music con la pubblicazione dell’opera nel 1985 propone Elegy come titolo. La prima esecuzione pubblica è del 22 giugno 1984, cinque anni dopo morte dell’autore, a The Maltings, Snape, per il Festival di Aldeburgh fondato proprio da Britten e alla sua trentasettesima edizione. L’interprete era la celebre violista Nobuko Imai.

THREE SUITES OP. 72, 80 & 87

Le tre suite per violoncello solo sono dedicate a “Slava” Rostropovich che ha lavorato a stretto contatto con Britten nel raggiungimento dell’edizione definitiva dell’opera. L’incontro tra i due avvenne nel 1960 in occasione della prima londinese del concerto di Shostakovich dedicato al grande violoncellista russo che molto colpì Britten per la maestria e la personalità artistica.

 

Il rimando all’opera di J. S. Bach è chiaro in particolar modo per il riferimento alla polifonia implicita, in cui la presenza di note appartenenti a registri differenti suggerisce la presenza di linee musicali distinte anche se è presente una voce sola. Un altro elemento di richiamo all’autore che dedicava tutte le sue opere alla gloria di Dio è la forte componente di spiritualità che è presente in tutte le suite. Anche nel periodo barocco non era inusuale esprimere devozione religiosa attraverso movimenti di danza, basti pensare alle Sonate dedicate ai Misteri del Rosario di F. I. H. Biber o al fatto che Bach stesso utilizzava forme musicali proprie della danza nelle sue cantate.

Le danze bachiane, qui rivisitate in versione moderna, risultano fortemente caratterizzate suggerendo sempre l’idea di una forte umanità alla base della dialettica compositiva.

 

Per diverso tempo molti violisti hanno chiesto all’editore Faber Music una versione per viola delle Three Suites for Cello. La trascrizione è stata realizzata proprio da Nobuko Imai a causa della forte connessione che nel tempo ha mostrato per la musica di Britten. Il lavoro che ne è risultato calca l’originale fedelmente, è presente solo qualche piccolo aggiustamento dovuto a ragioni tecnico-strumentali.

E’ interessante tenere presente che Britten non solo sapeva suonare la viola abilmente, ne aveva iniziato lo studio a nove anni, ma nonostante il pianoforte fosse il suo primo strumento, con la viola tenne un profondo legame tutta la vita.

Probabilmente ciò è dovuto anche al forte affetto che Britten nutriva per il violista e compositore Frank Bridge, suo maestro di composizione, amico e confidente che prima del viaggio dell’autore negli Stati Uniti gli aveva fatto dono del suo strumento.

All'interno di questo CD l'integrale delle tre suite con la viola è una prima incisione mondiale.